Intervista a papa Francesco

LA CHIESA DI BERGOGLIO
Il Papa apre a gay e divorziati “Chi sono io per giudicarli? È il momento della misericordia”
Sul volo da Rio: “Nella borsa porto Bibbia e rasoio”
MARCO ANSALDO
DAL NOSTRO INVIATO
SUL VOLO RIO DE JANEIRO-ROMA — «Io sono contento. Il mio primo viaggio all’estero, in Brasile, è stato bello. Sì, sono stanco. Ma voi, piuttosto, non volete cenare?». Dai sedili si leva un coro di «no». I giornalisti domandano, il Papa risponde: subito dopo il decollo, da Rio de Janeiro verso Roma, dopo 8 giorni di tappe massacranti. Lui da solo in piedi, per un’ora e 20 minuti, con il portavoce padre Lombardi e l’organizzatore dei viaggi vaticani Gasbarri, mentre l’aereo ha dei vuoti di pressurizzazione e balla. Un fuoco di fila di 20 domande.

Jorge Mario Bergoglio le accetta tutte. Liberamente, su qualsiasi tema, Ior, caso Vatileaks, lobby gay, l’inedita presenza di due Papi, il fatto di trovarsi «ingabbiato» e desiderare invece di passeggiare libero per Roma. Anche questo è Papa Francesco. E l’approccio del Vaticano con i media è un capitolo che va ad aggiungersi alle novità di questo pontificato.
«Abbiamo avuto problemi con le ipotesi riguardanti la sicurezza — esordisce Bergoglio — ma infine non c’è stato un incidente. Senza macchina blindata ho potuto abbracciare la gente. Ci può essere un pazzo, ma c’è anche il Signore che protegge: io preferisco il rischio di questa pazzia».
Santità, lei ha da poco nominato alcune commissioni interne. Che tipo Curia vuole?
«Ho formato queste commissioni per riformare e sanare lo Ior. Alcuni dicono che sia meglio una banca etica, o un fondo di aiuto, altri che sia opportuno chiuderlo. Mi fido del lavoro delle persone nelle commissioni. Il presidente (il tedesco Ernst von Freyberg, ndr) rimane. Non so bene come finirà questa storia, e questo è anche bello… Ma ci vuole trasparenza e onestà».
Di recente si è molto parlato di monsignor Ricca e della sua intimità. Come intende affrontare questa questione e quella della lobby gay?
«Su monsignor Ricca ho fatto una “investigatio previa” (un’inchiesta prima di nominarlo prelato dello Ior, ndr) e non è risultato nulla. Ma voglio aggiungere un’altra cosa: vedo che tante volte nella Chiesa si vanno a cercare i peccati di gioventù e non i delitti, come lo sarebbero stati invece abusi compiuti sui minori. Ma se una persona laica, o un prete, o una suora, ha fatto un peccato, il Signore perdona e dimentica. E questo è importante: il Signore dimentica. Noi allora non abbiamo il diritto di non dimenticare, anche perché poi c’è il pericolo che il Signore non si dimentichi dei nostri peccati. Pietro aveva compiuto uno dei peccati più gravi, l’apostasia. Eppure lo hanno fatto Papa. Sulla lobby gay si scrive tanto: io non giudico. Non ho trovato carte d’identità di gay in Vaticano, dicono che ce ne sono. Se una persona è di buona volontà, chi sono io per giudicare? Ma credo che si debba distinguere il fatto che sia gay, dal fatto che fa lobby. E grazie di questa domanda».
Ha trovato resistenza in Vaticano per i cambiamenti che vuole fare?
«L’austerità è necessaria per tutti quelli che lavorano nella Chiesa. In Curia ci sono dei santi, anche se di livello è un po’ calata. C’è un monsignore in galera (monsignor Scarano, accusato di aver trasferito soldi dallo Ior, ndr), e non perché assomigliava precisamente alla beata Imelda…Provo dolore per queste cose perché si dà scandalo. Abbiamo invece bisogno del profilo del vecchio curiale. Se c’è resistenza, ancora non l’ho vista. Ho trovato aiuto. E mi piace se c’è qualcuno che dice: non sono d’accordo».
Cosa c’è nella borsa nera che ha porta con sé in aereo?
«Non certo la chiave della bomba atomica. Ci metto sempre il rasoio, il breviario, l’agenda e un libro da leggere».
Perché in Brasile non ha parlato di aborto?
«Non era necessario. I giovani sanno perfettamente qual è la posizione della Chiesa».
Perché insiste a definirsi vescovo di Roma?
«È il primo titolo del Papa. Ma questo non vuol dire essere “primus inter pares”».
Come si sente nel ruolo di Papa?
«Fare il lavoro di vescovo è bello. Aiutare i fratelli a seguire la strada. A Buenos Aires ero stato felice come vescovo, ora lo sono anche come Papa».
I prossimi viaggi?
«Il 22 settembre a Cagliari, il 4 ottobre Assisi. Poi vorrei andare in un solo giorno a trovare i miei parenti (in Piemonte, ndr). Il patriarca Bartolomeo vorrebbe celebrare assieme a Gerusalemme i 50 anni dell’incontro fra Paolo VI e Atenagora, e anche Israele e Palestina sono d’accordo. Sono stato invitato in Asia: Sri Lanka e Filippine. Vorrei andare a Costantinopoli, ma ora per la mia agenda personale non è possibile. Non sono ancora previsti viaggi in Argentina o altri Paesi latinoamericani ».
Perché ha detto di sentirsi ingabbiato?
«Lei sa quante volte vorrei andare per le strade di Roma? A me piaceva tanto. Mi sento un po’ ingabbiato. Quelli della Gendarmeria vaticana sono buoni, adesso mi fanno fare qualcosa di più, ma capisco che non è possibile, lo capisco anche se ero un prete camminatore».
La Chiesa pentecostale in Brasile è forte.
«È vero, noi invece siamo in calo. Vi devo confessare che negli Anni ‘70 questi movimenti carismatici non li potevo vedere. Dicevo che confondevano la funzione liturgica con il samba. Ora ho cambiato idea e vedo il bene che fanno. Sono una grazia dello spirito e sono necessari».
La Chiesa senza le donne non perde in fecondità? Ed è vero che non ha voluto sul volo allestimenti speciali (il letto, ndr)?
«La Chiesa senza le donne è come un collegio apostolico senza Maria. Bisogna fare una profonda teologia della donna. Questo aereo non ha allestimenti speciali. Ho fatto scrivere e telefonare che non ne volevo. Siedo su una bella poltrona».
Qual è la sua collaborazione con Benedetto XVI?
«Alcuni mi dicono: come fai, con due Papi in Vaticano? Ma lui non ti ingombra? Per me è come avere il nonno a casa. Quando c’era quel problema di Vatileaks, sono andato da lui e mi ha spiegato tutto con grande semplicità».
Come deve essere la partecipazione delle donne nella Chiesa?
«Per quanto riguarda l’ordinazione delle donne, la Chiesa ha parlato e ha detto no. Gio-vanni Paolo II si è pronunciato con una formulazione definitiva, quella porta è chiusa. Ma ricordiamo che Maria è più importante degli apostoli vescovi, e così la donna nella Chiesa è più importante dei vescovi e dei preti ».
Sui sacramenti a divorziati risposati ci possono essere cambiamenti?
«Credo che questo sia il momento della misericordia. I divorziati possono accedere ai sacramenti. Il problema riguarda quelli che sono in una seconda unione. E va guardato nella totalità della pastorale matrimoniale. Neparleremo nel prossimo sinodo».
Qual è stata la cosa più bella e più brutta nel suo pontificato?
«Bello l’incontro con i vescovi italiani. Dolorosa la visita a Lampedusa: queste persone
sono vittime di un sistema socioeconomico mondiale. La cosa peggiore (scherza, ndr) è stata una sciatica dolorosissima, il primo mese ».
E il caso Vatileaks sulle carte sottratte dall’Appartamento di Benedetto XVI?
«Lui me ne ha parlato diffusamente. Non mi sono spaventato, ma è un problema grosso ».
Le manca l’Argentina?
«Buenos Aires a volte mi manca. Ma è una mancanza serena».
Il significato della canonizzazione di Giovanni XIII e di Giovanni Paolo II?
«È come dare un messaggio alla Chiesa, e dire: questi sono due bravi. Sarà l’anno prossimo (probabilmente intorno a Pasqua, ndr) ».
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