Omelia del Giovedì Santo

Come tutti voi in questi giorni mi sono lasciato afferrare dalle parole di Papa Francesco che di tanto in tanto lanciava lacci di saggezza che stringevano il cuore.

E a proposito di cuore mi ha colpito molto una sua catechesi che ad un certo punto cita così: Il cuore umano è cuore nella misura in cui è in grado di riferirsi a un’altra cosa: nella misura in cui è capace di aderire, nella misura in cui è capace di amare o di negare l’amore (odiare). Per questo Gesù, quando invita a conoscere il cuore come fonte delle nostre azioni, richiama la nostra attenzione su questa adesione finalistica del nostro cuore inquieto: «Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). Conoscere il cuore dell’uomo, il suo stato, comporta necessariamente conoscere il tesoro al quale questo cuore si riferisce, il tesoro che lo libera e lo riempie o che lo distrugge e lo riduce in schiavitù.

Insomma tutti noi amiamo qualcosa o qualcuno. Però solo se amiamo la volontà di Dio, amiamo pienamente.

Subito mi sono interrogato sulla finalità del mio amare.

Io come parroco oggi chi sto amando? E la nostra comunità chi sta amando? Stiamo facendo la volontà di Dio? E quale è la volontà di Dio per noi?

Mi sono venute allora incontro altre parole di papa Francesco.

Vivere la settimana santa è «imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza”.

Le periferie dell’esistenza, le periferie della parrocchia. Quindi amare la volontà di Dio è uscire da se stessi e andare verso le periferie. Ma quali sono le nostre periferie?

Così pensa che ti ripensa oggi mi sono imbattuto nelle immagini televisive del Papa che lava i piedi ai giovani detenuti. Ecco. Ho detto. Per il papa oggi sono questi ragazzi la periferia della sua pastorale, il tesoro del suo cuore. 

E il mio? E il nostro?

Così in automatico sono venuto con la mente alla nostra lavanda dei piedi. A chi laveremo io e don Daniele questa sera i piedi? Li laveremo a dei bambini. Per anni abbiamo scelto di fare questo gesto e oggi ne ritrovo il senso alla luce delle parole del papa. Siete voi bambini la periferia del nostro apostolato, siete voi il tesoro del nostro cuore.

Chi più dei bambini oggi va amato, riverito, curato? Chi più dei bambini va servito? Una nonna qualche tempo fa facendo riferimento alla situazione drammatica della separazione del figlio, a proposito dei nipoti diceva in modo schietto e rattristato: questi bimbi sono gli orfanelli di oggi! E’ vero. Non avevo ancora sentito nessun pedagogo parlare così dei figli di separati.

Ma quale dramma viviamo nella nostra Riccione, tra le nostre famiglie? Permettemi: Una volta i bambini non conoscevano papà e mamma ed era un dramma; ma oggi a volte li conoscono che litigano, urlano e anche si picchiano. Una volta i bambini venivano portati all’orfanatrofio ed era un dramma. Ma oggi fanno delle vie crucis pesantissime tra la casa del papà e quella della mamma, tra la casa della nuova amica del papà e di quella del nuovo amico della mamma. Non mi sento di dare nessun giudizio ai genitori che vivono già il loro dramma e ogni volta che sono venuti a parlare hanno avuto tutta l’accoglienza possibile, ma questa sera mi sento di dire una parola a favore dei nostri piccoli: bambini siete il tesoro più prezioso della nostra comunità e noi vi serviamo e laviamo i piedi come ha fatto Gesù con i discepoli.

Io e don Daniele lo facciamo questa sera ma ricordatevi, che con noi lo fanno tutti i giorni papà e mamma pur nelle fatiche a volte di rapporto fra loro. E lo fanno nella nostra parrocchia le maestre dell’albatroccolo che lavano piedini piccini per insegnare loro a camminare, e lo fanno gli animatori dei campeggi e dei centri estivi che lavano quei piedi pronti per giocare, e lo fanno le catechiste tutte una per una quando lavano i vostri piedi che corrono verso Gesù. E così quando i piedi diventano un pò più grandicelli arrivano gli educatori a farli muovere verso alte vette. La nostra comunità vi ama e volendo parafrasare il Vangelo: “il nostro cuore è rivolto verso il tesoro dei nostri figli”.

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