In ricordo di Ferruccio

Caro Ferruccio ti scrivo come scrivessi a Gesù, a Maria o a qualche santo in cielo. Non credo infatti tu sia troppo distante da loro e per quello che la mia povera fede mi permette di sapere, so che dal paradiso in poi siamo in comunicazione speciale nella preghiera e soprattutto nella Messa. 

Quindi so che questa lettera tu certamente la ascolti e la ascolti con cuore nuovo, orecchie nuove, mente nuova, insomma da uomo del paradiso.

Allora cominciamo. 

Cominciamo dalla fine, anzi dall’inizio. Dal giorno del Signore, la Domenica. Si perché Ferruccio è stato quello il giorno in cui ti incontravo regolarmente. E in questo ultimo anno avevi fatto passi da gigante perché ti sei dovuto convertire all’idea che non ci saremmo visti tutte le domeniche, ma una domenica si e una no come dicevi tu. Avevi ormai imparato che all’Alba ci alternavamo io e don Daniele nel celebrare la messa e così hai modificato i tuoi rituali e li hai adattati ai miei. Grazie Ferruccio per essermi venuto incontro  e grazie perché non hai sbagliato i conti neppure questa domenica, l’ultima del tuo esilio terreno. Mi sei venuto a salutare nel giorno di domenica e in questo giorno sei salito in cielo. Non mi è mancato il tuo bacio nel giorno a noi comune. Lo sai? D’ora in avanti mi mancheranno i tuoi baci in sacrestia e mancherai a noi tutti caro Ferruccio.

Ci mancherai perché come entravi in chiesa te non entrava nessuno. Non sceglievi vie laterali ma la corsia centrale dritto spedito verso l’altare. Intanto che avanzavi cercavi mani da stringere e volti da salutare. Infine presenze amiche dove riposare durante il tempo della messa. E alla fine il rituale inossidabile, il saluto in sacrestia e i reciproci baci. E poi regolarmente mi dicevi: non mi sgridare che sono venuto tardi. No Ferruccio tranquillo, potevi fare tutti i ritardi che volevi. Come non perdonarti settanta volte sette….

Ci mancherai Ferruccio perché le preoccupazioni che avevi tu non le aveva nessuno. E le tue preoccupazioni ci distoglievano dalle nostre. Sei sempre stato terapeutico per noi come tutti i ragazzi speciali come te. Proprio questa domenica eri preoccupato di portare qualche centesimo di offerta e volevi darmeli mentre io ti consegnavo la comunione. In quel momento io pensavo di portare una preoccupazione grande, cioè di dare la comunione a tutti, ma tu avevi una preoccupazione maggiore…quella di consegnarmi i tuoi spiccioli.

Le mie vie non sono le vostre vie dice il Signore nella Bibbia. Io l’ho imparato da te Ferruccio. Le tue vie erano sempre diverse, straordinarie.

Ci mancherai Ferruccio perchè quando ricevevi la benedizione non te ne andavi se l’acqua non ti colpiva. Avevi bisogno di concretezza, non ti bastava l’idea della benedizione ma come i bambini volevi vedere, toccare con mano la bontà di Dio. Anche oggi andando a benedire alla scuola Anika Brandi ho fatto la benedizione e ho cercato di bagnare tutti i bambini, perchè un po’ li conosco. Ma alla fine qualcuno è venuto dicendomi che non avevano ricevuto l’acqua. Ecco lì mi sono salvato rispondendo che l’acqua era caduta probabilmente sui calzoni o sulle scarpe e quindi il corpo non l’ha sentita. Ecco con te Ferruccio questo non sarebbe stato possibile. Avrei dovuto riprendere di nuovo l’aspersorio e bagnarti fino a quando non era chiara la presenza dell’acqua sul tuo corpo. Avevi bisogno di presenza, di toccare, di baciare…in fondo come vorremmo tutti noi. Solo che ci manca la libertà che avevi tu.

Ci mancherai Ferruccio in questa domenica delle palme, perché quante ne portavi a casa te non ne portava nessuno. Ma un giorno ho scoperto anche la tua generosità. Mi eri vicino mentre benedicevo le macchine e tu aiutato da Otello hai cominciato a distribuire macchina dopo macchina i rami di ulivo che avevi preso a fine messa. Insomma macchina dopo macchina non te è rimasto neppure uno. A quel punto sei scoppiato in pianto …abbiamo risolta presto siamo andati a prendere i rifornimenti e il tuo pianto si è trasformato in sorriso.

Questo mi sorprendeva Ferruccio di te: come ti lasciavi fare. Ti bastavano poche parole e piccoli gesti per renderti di nuovo sereno. Non conoscevi la parola orgoglio, quella di cui ci nutriamo tutti i giorni. Anche in questo eri terapeutico.

E infine caro Ferruccio ci mancherai perchè come avevi paura tu della morte…ma qui non posso dire che ce l’ha nessuno, …ma certamente tu più di noi gli davi un volto preciso. Mi sgridavi se parlavo della morte nelle omelie e l’ave maria la recitavi a metà perché nell’ultima parte c’era appunto la parola morte.

Caro Ferruccio, Maria la Madonnna ha accolto la preghiera che non dicevi. Infatti non ti ha fatto passare la sofferenza pre morte e neppure quella post, perchè sono certo sei passato in un lampo dalla vita terrena alla vita eterna.

Ci mancherai Ferruccio, già da questa domenica la domenica delle palme. 

Da lassù prega per tutti noi, per la tua cara famiglia che ti ha amato di un amore straordinario e per tutti noi che abbiamo gustato la tua dolce amicizia. In modo speciale per i bambini, tuoi colleghi di vita, che baciavi con la stessa purezza di cui loro son ripieni.

Addio Ferruccio.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *